ITALIA. Merano, Da Neni Da Zara alla Amalita, passando dalla storica casacca del leggendario Cogne, la memoria storica degli ostacoli Rinaldo Innocenzi ci porta in un affascinante viaggio fra i colori e il fascino delle più note scuderie che hanno corso il Gran Premio Merano

E’ la settimana del Gp Merano, mercoledì la dichiarazione dei partenti, in attesa del super week end altoatesino, oggi e domani proporremo un’introduzione storica del nostro master Innocenzi sui colori e alcuni degli illustri protagonisti che hanno calcato la pista di Maia.

Queste due quadricromie del famoso caricaturista Punch, apparse sulla Rivista Ippica di quasi 50 anni fa in occasione di grandi eventi ostacolistici, ci hanno fatto ricordare tanti benemeriti proprietari della specialità che, con i loro portacolori, hanno segnato i primi anni del secondo dopoguerra. Dove saltano i cinque cavalli vediamo partendo dalla giubba grigia con berretto rosso i colori della Los Cardos del conte Urbano Rattazzi che, nella duplice veste di proprietario/ cavaliere, conquistò tante vittorie specie nella specialità del cross country in particolare in sella ad Hilloton. Segue la rosa-nero di Piero Richard, benemerito protagonista della ripresa delle corse a Merano dopo l’ultima parentesi bellica, poi per tanti anni presidente della società locale e anche degli Steeple Chases d’Italia; come proprietario lo ricordiamo con i suoi Conte Valperga e Fleur du Bois entrambi nati nell’allevamento da lui voluto all’inizio della retta d’arrivo di Maia. La terza giubba rossa con maniche bianco-azzurre è quella che abbiamo applaudito sino a pochi anni fa di Ludovica Albertoni, in un arco di tempo che parte dal 1962 con Zivago (Nello Coccia) sino al massimo alloro nel Merano 2007 con Halling Joy in sella Raffaele Romano, trainer Paolo Favero. Sul cavallo bianco si riconosce il giallo-verde del conte Neni da Zara, forse il più grande complesso ostacolistico del secolo scorso; in cinquanta anni di attività un nome su tutti, Ermellino vincitore del Merano 1949 montato da David Murray. L’ultima è quella bianca a palle nere di Ettore Tagliabue, l’industriale monzese che era di casa nell’estate meranese fra ippodromo, hotel Bristol e scuderia A di borgo Andreina. Vincitore del Merano nel 1954 con Lokifepsscht però, per l’ostacolismo italiano, significherà la più importante prova vinta all’estero nel secolo scorso con il trionfo di Nigra, da lui anche allevato, nella gran corsa di siepi di Auteuil 1949 con in sella Pericle Mercuri. Andando invece all’altra foto troviamo il verde-bordeaux della razza di Vedano di Pio Bruni & C. di cui fra i tanti soggetti di valore messi sugli ostacoli ci piace ricordare il campione delle siepi Adamello, che per vari anni fu ai vertici della specialità grazie al tandem Federico Regoli trainer con fantino Giuseppe Morazzoni. Segue la celeste-rossa della scuderia Aurora della famiglia Citterio la cui popolarità è legata principalmente al nome del leggendario Cogne, che corse ben 11 edizioni del Merano vincendone due nel 1967 e 1969 montato da Sandro Mattei con l’ultima presenza a 16 anni nel 1974. Chiudiamo con la giubba verde con maniche cerchiate gialle che fu quella del dottor Dragoni, noto proprietario milanese degli anni sessanta i cui risultati furono però concentrati in un breve intenso periodo. Per finire un doveroso ricordo per un grandissimo appassionato degli ostacoli che purtroppo ci ha lasciato troppo presto e i cui colori dominarono la scena dei saltatori a cavallo degli anni 2000: Roberto Pais e la sua scuderia Amalita, che con l’ allenatore Franco Contu, seppero inanellare una serie infinita di successi di cui ricordiamo solo il primo Reckless William e l’ultimo Framassone.

(Nella foto la quadricromia delle vecchie scuderie nella caricatura di Punch)

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